Questa mattina è arrivato il pacco della Erickson, con al suo interno i testi E-learning 2.0 (a cura di Giovanni Bonaiuti) e L’intelligenza distribuita (Fortunato Sorrentino e Federica Paganelli).
Sono convinto che i due libri vadano letti insieme, sia perché nati all’interno dello stesso staff di ricerca, ma soprattutto perché, a mio parere, strettamente correlati, vedremo il motivo.
Ma procediamo con ordine.
Intanto E-learning 2.0 l’ho finito tutto d’un fiato, è ben scritto e fila molto scorrevole alla lettura.
Magistrale è l’incipit di Antonio Calvani, quando, sula scia di “I have a dream”, definisce “uno scenario in cui l’unica piattaforma sia il web, [...] in cui gli studenti vi allestiscano spazi personali (weblog) e tramite essi tessano reti sociali, costruiscano se stessi nel web”
Nei successivi quattro capitoli si delinea un percorso, tecnologico e sociale, in cui si inserisce il cosiddetto web2.0 (matrice per l’elearning 2.0), un escursus attraverso cui il lettore è guidato dalla scoperta, all’utilizzo pratico, delle tecnologie del “social networking”.
Rispetto alle reti sociali, attraverso cui tessiamo e intrecciamo le nostre relazioni e il nostro apprendimento, informale, of course :-), si gioca, nel libro, una buon parte del percorso.
Individuo nella relazione tra formale, non-formale e informale, proprio la linea virtuale che unisce i due libri.
Se il nostro apprendimento si sviluppa in ogni momento della vita, allora tutto ciò che ci circonda è “di fatto” intelligenza distribuita. Noi, in qualità di knowledge worker siamo a tutti gli effetti degli individui che si muovono scambiando informazioni, in quella che Sorrentino chiama “ambient intelligence”.
Il punto di riflessione è: vogliamo pensare tutto questo in chiave e-learning?
La domanda è: attraverso uno schema formalizzato?
Altri autori del libro sono: Antonio Fini, Maria Ranieri e Maria Chiara Pettenati
il blog dove continuare la discussione è www.e-learning2.it
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