Quasi per caso ho scovato le diapositive della tesi di laurea di Antonio Fini - Nuove prospettive per l’e-learning: dai learning object ai personal learning environment -
Il lavoro di Antonio si inserisce nel percorso delineato anche dal libro e-learning 2.0 e mi ha dato qualche elemento di spunto rispetto alla riflessione che sto conducendo.
Sto lavorando intorno al “rapid learning”, ovvero quella branca del mercato e-learning che mette in risalto due criticità dell’attuale processo produttivo dei contenuti didattici: il tempo di produzione e le risorse necessarie alla produzione.
Detto in questi termini la questione potrebbe ridursi ad un aspetto puramente commerciale (o di marketing) del mercato degli authoring tools… ma, ad una lettura non superficiale, ci accorgiamo che così non è.
Le chiavi di lettura (velocità e costi) vanno associate a quella vasta area di conoscenza che non è formale, formalizzata in un curriculum ben definito.
Ecco che le necessità di informazione e divulgazione, tipiche della comunicazione quotidiana, diventano l’elemento portante di questa nuova area di sviluppo. Nel punto di incrocio tra in-formazione e formazione, tramite la comunicazione.
Il mio pensiero in questo momento si rivolge a quella parte di apprendimento informale che rientra nel più ampio Lifelong Learning o nell’ancora più ampio Knowledge Management.
L’apprendimento informale che strizza l’occhiolino a quello “intenzionale”. (rif alla slide 3 delle diapositive di Fini)
In questo quadro di riferimento, i servizi del cosiddetto web2.0, divenendo strumenti per l’e-learning 2.0, possono
essere considerati anche tools per il Rapid Learning?